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mercoledì 13 maggio 2020

Step #15: il verbo nel Novecento

Col Novecento si hanno un'infinita serie di scoperte che portavo ad un avanzamento tecnologico e scientifico senza precedenti, andando di pari passo anche alle due Guerre Mondiali.

Superato il clima di sfiducia generale che aveva colpito il mondo scientifico, accusato di aver portato alla creazione della bomba atomica, si arriva al 1953, anno in cui grazie all'utilizzo di immagini ottenute dalla diffrazione a raggi X si realizza il primo modello a doppia elica del DNA.

Tale realizzazione è stata da Rosalind Franklin, James Watson e Francis Crick.
Nel 1919 P. Levene aveva individuato la struttura del nucleotide, composta da base azotata, zucchero e fosfato.
Essi diedero letteralmente forma alle scoperte degli anni precedenti, disponendo con regolarità i nucleotidi.

Mr. DNA, scena tratta dal film Jurassic Park

Questi ultimi sono 4 e sono:

  • Adenina
  • Timina
  • Citosina
  • Guanina

Si possono collegare tra loro solo in coppie A-T e C-G, disponendosi, appunto, in una doppia elica. 

La ritualità è, in questo caso, ritrovata in questo ultimo passaggio, ben spiegata da Mr. DNA nel film Jurassic Park, per chi fosse interessato alla cinematografia. 




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giovedì 7 maggio 2020

Step #14: la ritualizzazione nella tecnologia ottocentesca

Nel XIX secolo, la tecnologia si sviluppava giorno dopo giorno seguendo l'onda del progresso che portò alla definizione del periodo a cavallo del 1800 come "prima rivoluzione industriale".

Legandoci al verbo analizzato, siamo andati alla ricerca di un processo tecnologico sviluppato all'inizio del secolo, analizzandone i vari passaggi alla ricerca di un rituale da seguire per ottenere il risultato desiderato.

Stiamo parlando della litografia, processo di stampa chimico-fisica delle immagini.

Fotografia della conclusione del processo litografico

La scoperta è stata fatta nel 1796, quasi per caso, per poi svilupparsi subito dopo, imponendosi fortemente sul mercato, con già 59 stabilimenti in Francia nel 1831.
  1. Il processo litografico si basa sull'incompatibilità di alcuni inchiostri con l'acqua e può essere suddiviso nei seguenti punti:
  2. La matrice, fatta di pietra calcarea, granulosa e costituita da carbonato di calcio, deve avere uno spessore che vada dai 6 ai 12 cm. Inoltre, la pietra deve essere compatta ed omogenea per evitare fratture sotto la pressione del torchio.
  3. La superficie della pietra va levigata con pomice, sabbia o, ancora meglio, carborundum, per togliere qualsiasi segno.
  4. Si disegna con una matita litografica o con dell'inchiostro litografico composti da sostanze grasse (l'inchiostro litografico è tipico per essere molto oleoso); infatti, il carbonato di calcio trattiene con facilità le sostanze grasse. Va ricordato che, sulla pietra, le immagini devono essere disegnate in modo speculare.
  5. Finito il disegno si spennella la pietra con un liquido a base di acido nitrico, gomma arabica acidificata e acqua. Per capire se tale liquido (chiamato "preparazione") ha un giusto grado di acidità, lo si spennella sul bordo della pietra. Se la reazione provoca molta schiuma vuol dire che è troppo forte: se viene usato così com'è il disegno ne risente. Se invece produce poca schiuma vuol dire che non è abbastanza forte. L'ideale sarebbe non molta schiuma e che sia persistente. La causa della reazione che si verifica è l'acido nitrico che trasforma tutte le parti non protette dall'inchiostro litografico, trasformando il carbonato di calcio in nitrato di calcio, sostanza idrofila.
  6. La stampa avviene dopo 24 ore dalla preparazione, mediante il torchio litografico, la matrice disegnata viene bagnata e poi inchiostrata con un rullo di caucciù.
  7. L'inchiostro aderisce dove c'è il disegno e viene respinto dalla pietra bagnata.
  8. Si mette il foglio di carta da stampare, si aggiungono altri fogli ed un cartone grassato e alla fine il tutto viene compresso.
  9. Ad operazione ultimata, il foglio viene tolto e fatto asciugare.
Senefelder, inventore del processo, sviluppa anche il metodo autografico mediante il quale non si deve più fare il disegno alla rovescia.





Link:

-https://it.wikipedia.org/wiki/Litografia

-https://www.artesplorando.it/2016/03/la-litografia-piccola-guida-per-capire-cose.html

-https://www.frammentiarte.it/2014/litografia/

mercoledì 6 maggio 2020

Step #13: la ritualità nel XVIII secolo

Telaio manuale, foto di La luna e i falò 
Fino al 1733, la tessitura su telaio era un processo lungo e che richiedeva la presenza di due operai per i telai più grossi di 1,2/1,4 metri, in quanto la navetta, o spoletta, doveva essere lanciata da una parte all'altra dell'ordito, srotolando nel mentre il filo che andava poi battuto dal pettine, cosi da compattare tutto il tessuto.






Esempio di funzionamento dei primi
telai a spoletta volante
Dopo quell'anno, il processo manuale di movimentazione della spoletta diventa meccanico,grazie all'invenzione di John Kay.
Il risultato è lo stesso, la differenza è data dalla necessità di un solo operaio per ogni macchina, anche con telai molto grandi.

I primi meccanismi di lancio furono ancora azionati manualmente dal tessitore che, lanciava la spoletta da una parte all'altra per mezzo di corde ancorate a un impugnatura centrale tenuta in mano.


Il primo vero e proprio telaio meccanico fu realizzato solamente nel 1975, con l'aggiunta di un motore a vapore e con la meccanizzazione del movimento della spoletta. 

La ritualità del gesto e la valenza storica, da rituale tramandato da madre in figlia a lavoro realizzato da una macchina, mi ha incuriosito, così da rendere parte del nostro percorso anche la tessitura. 











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venerdì 1 maggio 2020

Step #12: il rituale nella tecnologia tra il VI e il XVII secolo

Forse ispirato dagli eventi che stiamo vivendo, per quanto riguarda i rituali nella tecnologia mi sono dedicato ad una ricerca sui rituali dei medici durante la grande epidemia di peste del 1346 (anno di diffusione in Europa).

Dal punto di vista storico, la Peste Nera si diffuse negli anni '30 negli altipiani della Mongolia e poi, grazie alle rotte commerciali e ai relativi scambi, l'epidemia approdò sulle sponde orientali del Mediterraneo, raggiungendo il sud Italia e dilagando, in seguito, in tutta Europa.
Senza cure e senza vere e proprie conoscenze mediche su come affrontarla (per esempio non si pensava che potesse essere passata da uomo a uomo), la mortalità combinata delle varie tipologie di peste, peste bubbonica, setticemica e polmonare, raggiunse il 50% degli infetti, uccidendo tra le 20 e le 25 milioni di persone, un terzo della popolazione Europea.
Per quanto riguarda Africa e Asia, i dati non sono disponibili.

I rituali che andiamo a esaminare sono due.

Il primo è il metodo in cui i famosi Medici della Peste si proteggevano, secondo le credenze dell'epoca, dal virus.
Essi utilizzavano l'altrettanto famosa maschera a "becco" con due fori per gli occhi protetti da lenti di vetro e due per le narici, sfruttando il becco per inserire all'interno spugne imbevute d'aceto e essenze profumate per tenere lontani i cattivi odori. Questo perché si pensava che gli odori fossero veicolo del morbo.

Trionfo della morte, Palazzo Sclafani,
Galleria regionale di Palazzo Abatellis, Palermo (1446)


Un componimento del XVII secolo di autore ignoto, fa intendere come queste idee fossero radicate e come si pensasse che i medici fossero invulnerabili:

“Le loro maschere hanno lenti di vetro

i loro becchi sono imbottiti di antidoti.

L’aria malsana non può far loro alcun male,

né li mette in allarme.”





Una cura particolarmente strana e, soprattutto, inutile, fu quella messa in pratica dal medico Thomas Vicary
L’intero rituale fu chiamato “il metodo Vicary” e consisteva nello spennare il sedere di un pollo rigorosamente vivo per poi legarlo sui linfonodi gonfi del paziente. 
Una volta che il pollo si ammalava, bisognava lavarlo e riposizionarlo sul paziente, aspettando la guarigione di uno o dell'altro. 
Per quanto questa tecnica abbia portato solo ad effetti negativi grazie al fatto che infettando i polli l'epidemia poté espandersi ancora di più, venne largamente usata. 

Aneddoto
La filastrocca per bambini "giro giro tondo" fonda le sue origini proprio al periodo della peste, dove il "tutti giù per terra" fa riferimento alle vittime del morbo. 







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lunedì 20 aprile 2020

La ritualità nelle armi

Sono molti i rituali che si possono ritrovare nel mondo delle armi.
Oggi vogliamo dare uno spunto ai nostri lettori per quel che riguarda la famosa Katana. 

La Katana è l'arma per eccellenza nella cultura giapponese, caratteristica dei Samurai, casta di guerrieri che nel Giappone feudale era al servizio del feudatario.

Nomi legati indissolubilmente tra loro nella storia e nelle tradizioni, lo saranno fino alla loro fine, avvenuta nel 1876 , anno in cui l'editto imperiale, detto haitorei, vieta di portare in pubblico le spade, determinando la fine dei samurai e della produzione delle spade.

La ritualità nella storia della Katana si ritrova nel processo di realizzazione della lama stessa: il Maestro forgiatore, infatti, diveniva una sorta di sacerdote, iniziando un rituale sacro che portava alla produzione di un oggetto che resta ineguagliato ancora oggi.

Dalla scelta dei migliori pezzi di acciaio, alla giusta tempra del metallo, compresa solo attraverso l'osservazione delle sfumature della lama tra le braci, il Maestro forgiava la lama che era solo una prima parte della produzione.
Vi erano poi coloro che producevano il manico e il fodero, entrambi fatti su misura per evitare di rovinare la lama durante il trasporto.

La limatura era anch'essa un processo lento e delicato che avveniva usando chicchi di riso e fogli di carta di riso, strofinati sulla superficie fino a farle assumere il caratteristico "filo", capace di tagliare qualunque cosa, come romanzato nel cinema e nei libri occidentali. .







Bibliografia:
Lucchetti Marco, Le armi che hanno cambiato la storia, Netwon Compton Editori, Roma 2019

Link:
-http://www.iwanami.it/Spade_Dintorni.asp
-https://leganerd.com/2013/09/29/la-katana/
-https://it.wikipedia.org/wiki/Katana

giovedì 9 aprile 2020

Step #08: il rito nelle tecnologie precedenti il VI secolo

Nel post di oggi, dobbiamo fare un piccolo sforzo in più per rispondere al nuovo step, ma un po' di strada l'abbiamo già percorsa assieme e quindi sappiamo come procedere.
Anzi, parlando di strade, perchè non parlare proprio di loro, delle strade romane e del loro processo di costruzione?

I romani infatti, nel loro momento di massima espansione, avevano costruito una rete di strade lunga circa 80.000 km, con molti tratti ancora percorribili oggi, e solo considerando le strade lastricate.

La costruzione della strada era un ben preciso schema, sempre ripetuto in ogni contesto, differenziandosi solo per i materiali utilizzati inn quanto si sfruttavano le materie prime della zona. Bisogna ricordare, infatti, che l'Impero Romano toccava terre molto diverse tra loro, a partire dall'Europa, al Nord Africa e il Medio Oriente, fino in Mesopotamia.

Dopo aver delineato il percorso, che era sempre il più lineare possibile, e dopo aver provveduto alle misurazioni, si scavava il solco fino al raggiungimento di uno strato solido. Dopodichè si rendevano solide le pareti, se necessario, con pietre.
Per la costruzione vera e propria, leggiamo di seguito quanto riportato sul sito web "romasegreta.it":

"Ogni strada presentava tre elementi tecnici fondamentali: una massicciata di base, un nucleo intermedio “elastico” ed un rivestimento esterno. La massicciata era uno strato profondo dai 30 ai 60 cm denominato statumen, formato da grosse scaglie di pietra dura ed eventualmente sormontato da un altro strato (rudus) di 25 o 30 cm fatto di pietre più piccole e tenuto compatto con calce e pozzolana. Il nucleo intermedio (nucleus) era uno strato fatto di sabbia e pietrisco (oppure ghiaia o frammenti di coccio e calcinacci), livellato con apposita battitura e con il passaggio di pesanti rulli. Il rivestimento esterno, infine, chiamato agger (o pavimentum), è quello più caratteristico e noto, realizzato con l'impiego di grossi lastroni o basoli poligonali di pietra (silicea o calcarea) affondati in un letto di sabbia e ben connessi tra loro, anche con l'aiuto di pietre più piccole (chiamate zeppe) inserite come raccordo negli spazi più larghi."

La costruzione, perciò, prevedeva sempre lo stesso rituale, rendendo tutto il sistema efficiente e perfettamente capace.








Link:
-https://it.wikipedia.org/wiki/Strade_romane#cite_note-riflessi-1
-https://www.romanoimpero.com/2010/07/le-strade-romane.html
-https://www.romasegreta.it/rubriche/strade-romane.html
-https://www.capitolivm.it/societa-romana/le-strade-romane-percorsi-di-civilta/

mercoledì 25 marzo 2020

Step #02: com'è arrivata a noi

La nascita dei riti può essere studiata di pari passo allo studio dell'evoluzione umana, questo perchè storici della religione e antropologi hanno osservato come questi rafforzino la solidarietà dei gruppi e il fatto stesso di partecipare a un rito, rende molto forte il legame interpersonale. 

Particolarmente importanti nei riti sono i simboli, necessari per rappresentare quello che a parole può essere difficile evocare; molto spesso utili per far sentire parte di un qualcosa di più grande chi lo possiede o lo segue.

Ma i riti non sono stati l'unica componente ad essere stata adottata fin dai tempi antichi: essi sono solo una parte del reale, quella parte della realtà che è concepibile e passabile d'intervento umano
Allora la restante parte da cos'è governata? Come veniva interpretata?
Qui entra in gioco il mito, l'altra faccia della medaglia della sacralità. 

Il mito è la narrazione fantastica di imprese eroiche compiute dagli dei o dagli antenati, molto spesso con valore religioso e simbolico, che oggettiva la parte della realtà non passibile di intervento umano.
Costituivano la spiegazione dei fenomeni naturali e delle esperienze incomprensibili, trascendentali, ma davano anche il fondamento del sistema sociale o la giustificazione del significato sacro che si attribuisce a fatti e personaggi storici.

Con la nascita dei miti, dunque, si ha anche lo sviluppo dei riti e delle pratiche religiose in genere che portavano ogni singolo uomo a sentirsi parte di una comunità, di un gruppo, di fronte alle cose che da soli non si sarebbero comprese. 

La forza e l'importanza del rito e della sua parola nella storia dell'Homo Sapiens viene evidenziata dalla storia della parola stessa, che dall'antica Roma, con il latino ritus, è arrivata fino a noi praticamente immutata nella forma oltreché nel significato, sia nelle lingue neolatine, sia in quelle degli altri Paesi europei. 






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Ecco l'ultimo post in evidenza per te

Step #25: verso la conclusione