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martedì 26 maggio 2020

Step #20: un materiale

In questo post, come in quasi tutti gli ultimi, la difficoltà più grande è quella di restare all'interno del suo significato più comune e non di sfruttare cavilli etimologici per rispondere al quesito dello step.

È così che per la ricerca del materiale, è stata scelta la strada del "riciclabile", soprattutto quelli riciclabili all'infinito.


Mastro vetraio all'opera
A parte i metalli, il materiale riutilizzabile per eccellenza è il vetro.
Quest'ultimo è stato scelto non solo per la sua riciclabilità, assimilabile a un rituale di "produzione-uso-riciclo", ma anche per la storia e i processi di lavorazioni manuali che stanno dietro alla produzione, rituali tramandati nel corso dei secoli da maestro ad apprendista.

I mastri vetrai insegnano ai "novizi" l'arte e le malizie del lavoro, impiegando minimo un anno per la condivisione di tutte le informazioni necessarie.









Link:
-http://www.po.camcom.it/servizi/rimprese/pratiche/aamaestro.php
-https://www.corsiprofessionali.top/diventare-vetraio-lartigiano-lavora-vetro/

giovedì 19 marzo 2020

L'etimologia del nome

Come abbiamo approfondito precedentemente, il verbo ritualizzare non può che fare riferimento a un nome, rito, qui di seguito analizzato dal punto di vista etimologico.
I link presenti nel testo permettono una miglior fruizione del testo, collegando direttamente la parola a una sua definizione o a una pagina in cui ne spiega il significato.

Etimologicamente il termine rito discende dal sanscrito r̥tà-, che è concetto fondamentale della religione vedica, significando l’ordine cui devono conformarsi sia il cosmo sia la società sia l’individuo; a esso si conforma evidentemente anche l’azione sacra, mentre deviando da esso rischierebbe di rompere l’ordine, provocando conseguenze dannose. Una tale concezione del rito non si limita ai popoli di lingua indoeuropea, ma, con diverse formulazioni e accentuazioni, si ritrova in quasi tutte le religioni. Quale che sia l’efficacia che si richiede da un’azione sacra, essa dipende dall'esecuzione ineccepibile, aderente al rito. Sul rito può vegliare l’intera comunità o, secondo i casi, quella dei maschi adulti (nelle società in cui le tradizioni vengono trasmesse oralmente in occasione delle iniziazioni tribali) o determinate categorie sacerdotali; esso può esser conservato, infine, anche in libri rituali.

Esistono casi in cui le azioni sacre non richiedono esecutori speciali (sacerdoti), ma il controllo del rito è affidato ugualmente a precise categorie di persone: così, per esempio, nell'antica religione romana sia i magistrati dello Stato, sia i privati potevano sacrificare, ma quanto veniva ritenuto rito era fissato dai pontefici che, del resto, controllavano anche l’operato degli altri sacerdoti particolari. Il rito può determinare il tempo, il luogo, le persone, il costume, gli oggetti adoperati, i singoli gesti e parole ecc., dell’azione sacra.

Il rito può decadere soprattutto per due specie di processi storici: con il sopravvento di una nuova religione (per esempio, del cristianesimo presso i popoli pagani) i riti della religione precedente si conservano in forma di semplici usanze popolari; ovvero, con una crescente interiorizzazione della religiosità, essi tendono a essere considerati o puramente simbolici o mere esteriorità e possono finire per diventare pratiche superstiziose.

Tipologie 

Quando si parla di una tipologia o classificazione dei riti, s’intendono le azioni sacre stesse; queste comprendono naturalmente oltre all'azione strettamente intesa, cioè i gesti o movimenti (per esempio, sacrificio, processione ecc.), anche le parole da pronunciarsi (formule, invocazioni, preghiere). Si è voluto distinguere (É. Durkheim) riti positivi (che mirerebbero a consolidare la coesione del gruppo) e riti negativi (che si fonderebbero sulla separazione, sull'esclusione del profano dal sacro); oppure riti magici, tendenti cioè a una efficacia automatica, e riti religiosi, rivolti a esseri superiori con lo scopo di indurli ad agire nel senso desiderato; dal punto di vista puramente formale si distingue tra riti orali e riti manuali.

Secondo lo scopo del rito si può parlare di rito di passaggio, al cui interno particolare importanza hanno quelli di iniziazione e di Capodanno, di partecipazione (preghiere, sacrifici, consacrazione), di propiziazione, di purificazione, di regalità, connessi spesso a concezioni di regalità sacra, di inversione e di ribellione, di rituali funerari legati alla celebrazione della morte.

In seguito verranno analizzate altre sfaccettature di questa parola, approfondendone i significati più reconditi. 

Step #01: il verbo nella lingua italiana

Cos'è un rituale se non un insieme di azioni svolte nello stesso ordine così da definire un'abitudine consolidata?
Il caffè al bar la mattina, prima di una giornata lavorativa o l'insieme di gesti scaramantici, portafortuna, precedenti a un match sportivo.
Ma non è solo questo: il significato della parola rituale o rito, è da sempre associato al culto, alla sacralità, alla magia e alla stregoneria. Ciò che hanno in comune queste cose è la presenza di un insieme di norme che regolano la creazione di un rapporto tra il singolo o una comunità di individui e il divino, attraverso cerimonie, preghiere e simili, il cui svolgimento è fisso e regolato dalla tradizione.

Il verbo "ritualizzare" indica, infatti, il processo che porta a stabilire lo svolgimento esatto che deve avere un determinato rito o, per dirlo diversamente, prescrivere l’uso di qualche cosa come elemento d’un rito o anche, più in generale, dare carattere di rito, prescrivere o attuare come un rito, secondo un determinato rituale.

Di seguito la definizione del verbo da vocabolario:
Ritualiżżare v. tr. [der. di rituale]. – Rendere rituale, prescrivere l’uso di qualche cosa come elemento d’un rito: r. una cerimonia, una celebrazione religiosa; r. una forma di culto; o anche, più in generale, dare carattere di rito, prescrivere o attuare come un rito, secondo un determinato rituale: r. la procedura processuale; manifestazioni politiche (o sindacali, ecc.) che si vanno ritualizzando. Per la aggressività ritualizzata, in etologia, v. aggressività; per i comportamenti ritualizzati, v. ritualizzazióne.
Per quando riguarda la sua etologia, si deve prima ricercare il vocabolo di partenza, rito o rituale, la cui definizione è citata di seguito:
Rito s. m. - 1. ogni atto o complesso di atti che deve essere eseguito secondo norme rigorosamente codificate; in particolare, cerimonia religiosa svolta secondo una norma e una forma prescritta: rito di iniziazione; rito battesimale | la norma, la forma stessa secondo cui devono svolgersi questi atti o cerimonie
2. complesso delle cerimonie di un dato culto; liturgia: rito romano, bizantino, ambrosiano
3. usanza, costume: il rito del tè
4. (dir.) procedura: rito civile, penale; rito ordinario, sommario
5. (antiq.) grado di solennità di una cerimonia religiosa: rito semplice, doppio
Qua si chiude questo primo post, contenente le informazioni necessarie per procedere alla sua etologia.
Di seguito inserirò i link dei siti visualizzati e da cui le informazioni di cui sopra sono tratte. 

Link:
http://www.treccani.it
https://www.garzantilinguistica.it
https://www.etimo.it
https://dizionari.repubblica.it
https://it.wikipedia.org/wiki/Rito


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Step #25: verso la conclusione