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sabato 30 maggio 2020

Step #22: un'innovazione tecnologica

In un prossimo futuro, la tecnologia ci porterà a traguardi per ora solo immaginabili. 

I nostri ritmi e le nostre abitudini potrebbero essere letteralmente sconvolte da un'invenzione che in questo momento può essere solo immaginata e che ha spopolato in molti film fantascientifici: 
il teletrasporto.

Scena del teletrasporto tratta dalla saga di Star Trek

In questa sede, però, non abbiamo un teletrasporto normale. Esso sconvolgerà i nostri rituali, nei viaggi e negli spostamenti in generale, anche quelli più piccoli, in quanto non avremo più bisogno di spostarci fisicamente, ma viaggeremo alla stessa velocità dei nostri messaggi Whatsapp, sfruttando la stessa rete, potenziata. 

Guardando alle potenzialità rese disponibili dallo sviluppo del 5G con l' "Internet of things", in futuro le reti 10G o superiori, saranno abbastanza potenti da trasmettere dati enormi, compresi i dati che compongono una persona una volta dematerializzata. 

Tale dematerializzazione è resa possibile da una cintura che, quando indossata, permette di trasformare l'uomo che la indossa in una serie di dati che, una volta immessi in rete, vengono riassemblati nel luogo in cui ci si voleva spostare. 
Luogo, eventuale orario di arrivo, back-up e gestione del tutto, può essere scelto e impostato da smartphone, scaricando l'app dell'azienda. 

Le implicazioni di una tale innovazione radicale sono infinite, con uno sconvolgimento dei ritmi di vita e con un annullamento dei confini. 
La globalizzazione raggiungerebbe il suo massimo significato. 


venerdì 1 maggio 2020

Step #12: il rituale nella tecnologia tra il VI e il XVII secolo

Forse ispirato dagli eventi che stiamo vivendo, per quanto riguarda i rituali nella tecnologia mi sono dedicato ad una ricerca sui rituali dei medici durante la grande epidemia di peste del 1346 (anno di diffusione in Europa).

Dal punto di vista storico, la Peste Nera si diffuse negli anni '30 negli altipiani della Mongolia e poi, grazie alle rotte commerciali e ai relativi scambi, l'epidemia approdò sulle sponde orientali del Mediterraneo, raggiungendo il sud Italia e dilagando, in seguito, in tutta Europa.
Senza cure e senza vere e proprie conoscenze mediche su come affrontarla (per esempio non si pensava che potesse essere passata da uomo a uomo), la mortalità combinata delle varie tipologie di peste, peste bubbonica, setticemica e polmonare, raggiunse il 50% degli infetti, uccidendo tra le 20 e le 25 milioni di persone, un terzo della popolazione Europea.
Per quanto riguarda Africa e Asia, i dati non sono disponibili.

I rituali che andiamo a esaminare sono due.

Il primo è il metodo in cui i famosi Medici della Peste si proteggevano, secondo le credenze dell'epoca, dal virus.
Essi utilizzavano l'altrettanto famosa maschera a "becco" con due fori per gli occhi protetti da lenti di vetro e due per le narici, sfruttando il becco per inserire all'interno spugne imbevute d'aceto e essenze profumate per tenere lontani i cattivi odori. Questo perché si pensava che gli odori fossero veicolo del morbo.

Trionfo della morte, Palazzo Sclafani,
Galleria regionale di Palazzo Abatellis, Palermo (1446)


Un componimento del XVII secolo di autore ignoto, fa intendere come queste idee fossero radicate e come si pensasse che i medici fossero invulnerabili:

“Le loro maschere hanno lenti di vetro

i loro becchi sono imbottiti di antidoti.

L’aria malsana non può far loro alcun male,

né li mette in allarme.”





Una cura particolarmente strana e, soprattutto, inutile, fu quella messa in pratica dal medico Thomas Vicary
L’intero rituale fu chiamato “il metodo Vicary” e consisteva nello spennare il sedere di un pollo rigorosamente vivo per poi legarlo sui linfonodi gonfi del paziente. 
Una volta che il pollo si ammalava, bisognava lavarlo e riposizionarlo sul paziente, aspettando la guarigione di uno o dell'altro. 
Per quanto questa tecnica abbia portato solo ad effetti negativi grazie al fatto che infettando i polli l'epidemia poté espandersi ancora di più, venne largamente usata. 

Aneddoto
La filastrocca per bambini "giro giro tondo" fonda le sue origini proprio al periodo della peste, dove il "tutti giù per terra" fa riferimento alle vittime del morbo. 







Link: 

venerdì 24 aprile 2020

Step #11: i rituali nella pandemia

Volenti o no, ci ritroviamo a vivere in un periodo storico di grande impatto, un punto di svolta nella vita quotidiana di quel mondo che ormai si sentiva superiore a tutto, persino della natura stessa.
Ed ora, dopo più di un secolo di corse sempre più frenetiche, rincorrendo un mercato sempre più affamato, siamo giunti alla vita degli ultimi due mesi, vita in cui l'unica corsa è quella per raggiungere la tavola per primi.

Stiamo vivendo in quarantena dall'8 Marzo, con tutte le certezze, le abitudini e gli affetti più cari lontani da noi. Lontani, ora, per il bene comune futuro.

E cosi ci siamo dovuti reinventare la quotidianità riscoprendo quei valori che hanno reso famosa l'Italia nel mondo, come la tradizione culinaria o la voglia di far festa.
Sì, perchè quest'ultima è rimasta e per tenere alto il morale degli italiani, per le prime settimane alle 18 di sera si tenevano concerti dai balconi, intrapresi dalla gente comune o dai cantanti, come Fedez, che dalla sua finestra di casa ha programmato dirette online supportato da Bocelli, Michelin e altri cantanti.

Il Ministero stesso ha suggerito e continua a farlo tutt'ora, di programmarsi la giornata, con attività fisica "homemade", attività in famiglia, culinarie o tutte quelle cose che venivano sempre rimandate perchè "non c'era tempo".

Ma non finisce qui; non finisce qui perchè tutte le nostre abitudini e i nostri rituali giornalieri sono stati sconvolti e dovranno modificarsi, in futuro, per imparare a convivere con il virus, finchè non si troverà il modo di vincere questa guerra.
Una guerra che ci vede tutti uniti, per la prima volta, ma contro un nemico subdolo e invisibile.



Link:
-https://www.tgcom24.mediaset.it/spettacolo/andrea-bocelli
-http://www.salute.gov.it/portale/news
-https://www.latinacorriere.it/covid
-https://www.adnkronos.com/fatti/esteri

venerdì 10 aprile 2020

Step #09: l'arte figurativa

Per cercare riferimenti nel mondo dell'arte figurativa che rappresentasse al meglio il senso del rituale, ho pensato a lungo a quale significato poter dare alle varie opere che ho trovato, di cui magari parlerò in post futuri, ma ora non posso che parlare dei riti egizi, in particolar modo del rito narrato nel papiro "Il Libro dei morti", come viene chiamato.

Qui vediamo Anubi e altri dei che posano sul piatto di una bilancia a due bracci il cuore del defunto, mentre nel secondo piatto posa una piuma.

 Papiro di Ani, scritto nel 1240 aC. conservato al British Museum di Londra

Se il piatto contenente il cuore fosse restato in equilibrio con la piuma, il cuore del defunto sarebbe stato così leggero e puro da poter accedere all'Aldilà, in quanto le divinità le divinità si sarebbero convinte della rettitudine del defunto, ma in caso contrario, cioè il cuore fosse stato più pesante della piuma, sarebbe stato divorato da un mostro terrificante di nome Ammit, la "Divoratrice", distruggendo il suo spirito.


PS: il motivo per cui questo tema mi è cosi carico è dato dal fatto che Anubi e la sua importanza nel momento della "pesatura", furono utilizzati dal sottoscritto per il primo progetto personale durante la carriera universitaria.




Link:
-http://egypteroi.blogspot.com
-https://it.wikipedia.org/wiki/Libro_dei_morti
-https://it.wikipedia.org/wiki/Papiro_di_Ani

martedì 31 marzo 2020

Step #05: quando il rituale incontra la pubblicità

La pubblicità è diventata nel corso del tempo sempre più presente nella nostra vita, dando poco alla volta importanza maggiore alle informazioni personali di ogni singolo utente.
Il concetto di pubblicità mirata si fa sempre più presente, con multinazionali del calibro di Google che fondano la loro ricchezza sulla vendita di informazioni personali, realizzando per ogni utente un profilo ad hoc contenente tutte le informazioni riguardanti acquisti, pagine visualizzate, ricerche effettuate.

Ma la pubblicità non è solo questo: è la capacità di riuscire a convincere l'osservatore che il proprio prodotto è quello giusto, quello che bisogna scegliere.
Quello che ti farà sentire più appagato e felice.

È cosi che nascono i testimonial, persone influenti che fanno pensare "beh se lo usa lui allora funziona" oppure un senso di appartenenza a un qualcosa di più grande, seguendo la logica del "uso la stessa cosa che utilizza lui".
Quest'ultimo punto si collega direttamente agli step precedenti, in quanto la necessità di sentirsi parte di qualcosa di più grande, facendo parte di un gruppo, è la stessa motivazione che sta dietro alla nascita dei rituali.

Tornando al nostro verbo "ritualizzare", qui di seguito abbiamo due suggestioni riguardo alla presenza di questa azione nella pubblicità.
La prima, riguardante la campagna pubblicitaria della Nespresso del 2017, dove veniva chiesto a degli artisti di raccontare qual era il loro rituale nei confronti del caffè, accuratamente scelto tra una vasta selezione, ognuno in grado di far sentire colui che lo sceglieva libero e ispirato per creare le proprie opere d'arte.


La seconda, invece, è la pubblicità dell'Averna, del 2016, intitolata "Rituale".
In riva al mare ci viene proposto, appunto,  il rituale di degustazione dell'amaro, accompagnato dal dialogo dei personaggi dove il protagonista consiglia all'amico di non preoccuparsi per le scelte del figlio, poiché da scelte insolite possono con il tempo nascere le cose più belle della vita, un riferimento all'attesa necessaria per gustare al meglio l'amaro.




Link:

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Step #25: verso la conclusione